Giulia pubblica a Maggio 2020 un post su Facebook (riportato qui) sulla sua dolorosa esperienza con il Covid-19. Alla diffusione “virale” segue una vergognosa serie di attacchi, diretti però in grandissima parte non al merito di quel che ha detto, ma al suo aspetto fisico. Giulia risponde con post che, con il suo consenso, riportiamo integralmente, perché affronta un problema che sentiamo molto vicino all’esperienza di Antonella.
Noi speriamo che la sua testimonianza sia utile.

A chi si sente “un numero su una bilancia”, perché è possibile uscirne: è un “percorso impegnativo” ma è possibile.
A chi usa con leggerezza le parole, perché si renda conto che “scherzare” sull’aspetto fisico può ferire profondamente.
A chi con cattiveria usa l’aspetto o il peso come un argomento, perché comprenda che è solo un modo di ammettere di non essere capace di argomentare diversamente, ed è una violenza pari a quella fisica.

Grazie infinite Giulia!


“Brutta”. “Fai schifo”. “Influencer low cost”. “Cicciona di merda”. “Con quel fisico”. “La tua stazza”. “Grassona”. “Fatti un altro panino alla mortadella”. “Non sei certo la Ferragni”.

Questi sono solo alcuni degli insulti che ho ricevuto, pubblicamente o in privato, negli ultimi tre giorni.

Ho raccontato la mia storia, la mia malattia, argomentato temi abbastanza delicati, e qualcuno ha preferito soffermarsi sulla mia immagine.

Questi “qualcuno” sono prevalentemente DONNE.

Donne che scelgono di attaccare pesantemente un’altra donna sul suo aspetto fisico, ignare delle conseguenze anche gravi che tali parole potrebbero avere. Il body shaming (fat shaming in questo caso), infatti, è denunciabile alla polizia postale, oltre che essere ignobile e inaccettabile da persone adulte e, si suppone, mature.


Oggi sono una donna di 30 anni e ci rido su, ma non posso negare che l’adolescente che vive ancora dentro di me in un primo momento ci sia rimasta male. Molto. Perché io sono stata bullizzata per tutti gli anni di scuola dell’obbligo, e la sofferenza provata è ancora presente, da qualche parte, dentro di me.

Negli ultimi giorni sono entrata involontariamente in un mondo che sapevo avrebbe potuto ferirmi; per fortuna sono cresciuta e sono cambiata. Nel condividere quello che mi è successo ho deciso di metterci la faccia, ed è stata insultata; io rispondo condividendo un’altra storia.

Non ho mai avuto un buon rapporto con il mio corpo: sono stata una bambina e una ragazzina che tornava a casa piangendo perché i compagni la prendevano in giro nei modi più fantasiosi possibili; sono poi diventata un’adolescente che si vergognava a piangere ancora per certe cose, che non riusciva a dire ad alta voce quanto gli altri la disprezzassero, e che ha trovato un altro modo per esprimere il disagio, un modo più subdolo e complicato, su cui è stato più difficile intervenire, rispetto alle lacrime per le quali bastava un fazzoletto.

Me la sono presa con il mio corpo. Quel corpo che tanti prendevano in giro, che io non riuscivo a guardare, è diventato il mio bersaglio preferito; l’ho ferito e distrutto come potevo. Per anni.

Gli adolescenti sono, appunto, adolescenti: deridono, offendono, scherzano sugli altri spesso senza neanche rendersi conto delle conseguenze delle loro azioni; io non recrimino niente.

Quando sono andata all’università e sono entrata nel mondo degli adulti, le offese sono terminate e ho scoperto che anche io potevo piacere agli altri. Le cose però nella mia testa non sono cambiate per lungo tempo.

Ho passato anni ad odiarmi, a cercare di nascondermi, a pensare di non valere niente nonostante l’amore mi circondasse. Perché per me il mio valore era un numero su una bilancia, e lo è stato per molto, troppo tempo.

Oggi sono, fortunatamente, cambiata; grazie ad un percorso impegnativo ho capito che il mio valore va oltre la taglia dei miei pantaloni. Ho capito di avere un cervello funzionante, capacità argomentative, senso dell’amicizia, e tante altre qualità che mi rendono una persona apprezzabile.

Ho scelto di rendere la mia PERSONA, e non il mio FISICO, il mio biglietto da visita.

Certo, non posso dire di amare il mio corpo, ma non è ciò che mi rende più o meno bella, è solo un valore aggiunto che può piacere, come può non piacere.

Mi piacerebbe essere come Chiara Ferragni, ovviamente sì, anche se la mia preferita rimane Scarlett Johansson; purtroppo, quando Dio distribuiva la figaggine, sono arrivata tardi ed ho trovato chiuso. Peccato.

Ho imparato con il tempo che chi non è in grado di reggere un confronto sul piano intellettivo, sceglie di attaccare dove è più facile, dove sa di poter fare più male, dove crede che si trovino i punti più deboli dell’altro.

A me avete dato invece il coraggio di scavare più a fondo, di andare a cercare la ragazzina sofferente che sono stata, di prenderla per mano e asciugarle le lacrime.

Ma provate a chiedervi cosa sarebbe successo a quella ragazzina se avesse letto certe parole. Una persona che dopo essere stata offesa da una decina di persone, si è autodistrutta per più di dieci anni, come avrebbe reagito a centinaia di offese a volte pesantissime? Quante giovani donne si sono tolte la vita, sopraffatte dal peso dell’odio e dell’ignoranza distribuiti da certa gente?

E se fosse vostra figlia, vostra sorella, vostra nipote?

Io e le mie cicce, alla fine, ci siamo fatte una bella risata, e abbiamo anche voluto immortalarla. Peccato avessi finito la mortadella.

Giulia Oriani