Antonella è morta per bullismo o cyberbullismo?

La risposta breve è NO.

La risposta lunga? La trovate di seguito.

Come prima cosa però vorremmo dire che pensiamo che chiedersi il perché di un suicidio è un esercizio spesso del tutto inutile. Non è importante quel che è successo fuori, è importante la lettura che di quel che è successo ha dato la vittima. Chiederci perché si è tolta la vita non ci da alcun suggerimento su cosa fare per evitare che questa storia si ripeta nuovamente. Ci da invece un comodo alibi per dare ad altri o ad altro la colpa. La domanda da porsi, cruciale, è molto spesso invece: perché non ha chiesto aiuto? Questa domanda scomoda ci può portare a comprendere cosa poter fare per aiutare chi sta male come Antonella.

Detto questo, dall’inchiesta, archiviata, non è emerso nessun indizio di istigazione al suicidio, il reato per cui vengono condotte le indagini. Non esiste un reato di bullismo, e tutti i reati collegati sono di difficile quando non impossibile accertamento.

Antonella non ha dato a nessuno la colpa di quel che ha fatto, e avrebbe avuto tempo e modo di farlo. La famiglia ha sempre rispettato questo suo ultimo volere, e lo rispetterà sempre.

Antonella, nel suo “Sono un panino“, e in altri scritti precedenti, ha però scritto di sentirsi una “sagoma di sfondo nelle vite degli altri”, una che chiamano “strana”, alle cui spalle qualcuno ride senza rispetto. Non ha scritto di bullismo, ma di mancanza di attenzione, di sentirsi messa da parte perché “diversa” dalla massa. E questa condizione siamo certi, da scritti recuperati dopo la sua morte, che andava avanti da tanto tempo, almeno dal Novembre 2016 quando frequentava la terza media a Valenzano.

Avrebbe voluto molto più amore di quel che ha avuto. Forse è stata quella la sua personale lettura di quel che le è successo.

Anto in un momento in cui stava malissimo, a meno di 48 ore dalla sua morte, ha invitato TUTTI a fare il primo passo verso chi soffre o è isolato. E questo “primo passo” viene molto prima del bullismo, è un invito al rispetto per la sensibilità altrui, è un invito ad interessarsi di chi ci sta accanto, è prendersi cura (vi ricordate “I care” di Milani?), è non ridere alle spalle ma avere a cuore chi ci sta vicino. Se questa disposizione d’animo manca, la porta per il bullismo è aperta.

Come associazione ci teniamo MOLTISSIMO a questa precisazione, perché abbiamo paura che mettere l’etichetta del “bullismo” alla storia e alle parole di Anto significhi limitarne la portata, ritenere che non ci riguardino. Un adulto infatti difficilmente si sente un “bullo”, e anche tra i ragazzi, mentre è facile identificarsi nella vittima, è molto più difficile capire che si è nella condizione di fare del male o del bene a chi sta accanto anche semplicemente con l’attenzione e il rispetto.

Le parole di Anto, insomma, ci riguardano tutti.

Anto ha scritto di essere depressa, e forse lo era, ma sicuramente era profondamente disperata. Tutto quel che ha vissuto di negativo è stato amplificato da questa condizione, che lei ha nascosto a tutti. Per questo teniamo tanto a diffondere il suo ultimo messaggio: “Non siete soli“. Lei non è riuscita ad applicarlo a se stessa, a tirarne le conclusioni e a chiedere aiuto; noi vorremmo che tanti invece nel non sentirsi soli, strani, difettosi, trovassero la forza di parlare. Vogliamo che si prendano cura di se stessi, perché valgono, e molto.

Siamo certamente disponibili a partecipare ad incontri sul bullismo, e lo abbiamo già fatto, perché in un ambiente in cui c’è il rispetto e l’attenzione per l’altro, in cui le parole di Anto “andate contro i pregiudizi“, “fate il primo passo“, vengono applicate, non può esserci nessuna forma di bullismo.

Il Consiglio Direttivo.

“For they could not love you
But still your love was true
And when no hope was left in sight …
You took your life, as lovers often do
But I could have told you, …
This world was never meant for one
As beautiful as you

Don McLean