Scuola Secondaria Di Primo Grado

La poetica della solitudine
2^H
SS Casavola D’Assisi – Modugno (BA)

Io e me

È un vento leggero
È un tenue sussurro
Che viene dal mio animo
Solo

Ma… che cosa è la solitudine?
Un dialogo tra io e me
Senza scampo
E senza fine

Ecco ora sono in me
Tutto mi scorre intorno
Ma io non sono travolto
Né da pensieri né da dolori.

Ma… che cosa è la solitudine?
Un dialogo tra io e me
Senza scampo
E senza fine

Chiuso in una stanza
Soffoco
Non riesco a respirare
Non riesco a parlare

Ma… che cosa è la solitudine?
Un dialogo tra io e me
Senza scampo
E senza fine

Il soffio leggero è diventato
Una musica dolce che mi culla
Mi accarezza i ricordi
Costruisco i miei sogni!

Ma… che cosa è la solitudine?
Un dialogo tra io e me
Senza scampo
E senza fine
Nessuno può evitarlo 

Federico Marzullo
SS Michelangelo – Bari


La solitudine
Stefania Solazzo
SS Padre Pio, Altamura (BA)

 QUELLA NOTA INVISIBILE CHIAMATA SOL 

Di solito non parlo tanto, preferisco più ascoltare e far esprimere gli altri. 

Mi risulta più facile tenere tutto dentro e risolvere i miei problemi da sola, sembra quasi che io la ricerchi quella solitudine che ai più fa paura. A me, invece, giova perchè mi fa sentire più sicura che altrove o almeno questo pensavo. 

Fin da piccola sono sempre stata una bambina meravigliosa: l’amica di tutti, baciata dall’amore di chi mi era accanto e questo mi lusingava tantissimo. 

Ero piena di amici con una famiglia meravigliosa, gli unici problemi che conoscevo erano quelli di matematica e che a me piacevano tantissimo. 

Poi si cresce e “non” si cambia, nel mio caso ci si blocca. 

Tutto ad un tratto sembrava che non facessi più parte di quell’orchestra, la mia nota che prima dava il “LA” alla melodia ora era sempre più stonata ed è così che ho preferito quasi bloccarla. 

La mia nota non aveva più quel suono così apprezzato da tutti o almeno così era a parer mio. 

Magari avevo solo bisogno di essere accordata ma non era così semplice ormai…Quel meccanismo che si era rotto rendeva il suo suono sempre più atrofizzato e così non riuscivo a condividerlo con gli altri, preferivo isolarlo e tenerlo solo per me. 

Mentre tutto scorreva quella rogna invisibile dilagava dentro di me stravolgendo tutte le mie certezze. Pur essendo circondata da amici e avendo una famiglia onnipresente che anche con il rimprovero sa offrire supporto, la mia vera solitudine si manifestava quando davanti agli altri, nascondevo la mia nota stonata. 

Avevo paura di farla ascoltare, soprattutto a chi mi aveva conosciuto prima che diventasse tale, avevo timore di non essere capita e così celandola apparentemente mi sentivo più sicura ma in realtà mi immergevo senza accorgermene in una solitudine tutta mia. 

I possibili pregiudizi scatenavano insicurezze che mi bloccavano appunto, non rendendomi libera di esprimermi come avrei voluto. 

Poi succedono quelle cose che non ti aspetti (gli imprevisti non sono solo negativi!) e senti il desiderio che qualcosa cambi . 

Non sai esattamente quando avviene, ma di sicuro ho sentito la mia radice tremare, come se qualcosa si stesse sbloccando. Si è manifestato il desiderio di raccontare senza timore mostrando anche la nota più stonata di me, magari con una risata in sottofondo. E’ questo quello che è successo quando ho inziato a parlare con una persona molto importante; certo d’aiuto è stato anche lo schermo del computer che ci divideva e mascherava un po’ tutte le mie insicurezze. 

Piccole gocce possono smuovere grandi montagne. La paura di non piacere più come una 

volta agli altri rimane, ma la voglia di provare a far conoscere la nuova vera sinfonia che mi accompagna nella vita è più forte! 

E’ stato un grande passo per me ritrovare la voglia di farmi ascoltare, la voglia di cominciare a suonare…certo non sono più un “LA” ma mi piaccio diciamo come “SOL”. 

Nicla Scamarcio 
Scuola Media Statale P.N. Vaccina Andria (BT)

 


Emma
1^D e 1^G SS Dante Alighieri, Modugno (BA)

Cara Antonella, oggi ho deciso di scriverti…

Cara Antonella,
sento di scriverti perché so che leggerai questa mia lettera ovunque tu sia.
Ti immagino libera e leggera mentre voli tra i fiori appena sbocciati, spinta da un tiepido vento di primavera.


Ti sogno felice e appagata con quel sorriso che mi porto nel cuore e mi manchi anche se non ci siamo mai incontrate perché penso che se ci fossimo conosciute, sarei stata la tua migliore amica, quella che non ti avrebbe mollata mai, quella che avrebbe condiviso tutto con te.
Ti avrei abbracciata fortissimo fino a farti mancare il fiato perché tu sapessi quanto sia bello essere amati, e tu avresti abbracciato me con la stessa forza, con lo stesso affetto. La vita, però, ci sottopone a dure prove che ci portano molto spesso a chiuderci in noi stessi e ad abbracciare un cuscino su cui far scivolare le nostre lacrime.
Io sono una ragazza sola, che trascorre le sue giornate in compagnia di sé stessa e del suo cuscino.
Il mio stato d’animo è cambiato quando ho iniziato a scoprire il mondo che mi circonda e soprattutto quando ho incominciato a capire quanto sia difficile vivere (penso a tutto ciò che ci sta accadendo), quanto sia difficile credere in qualcuno, quanto sia difficile affezionarsi.
È proprio vero, Antonella, la solitudine uccide ed è ancora più devastante quando sei in
compagnia di amici e tutto ciò che vorresti fare è sparire in un buco nero e dileguarti.
Mi capita sempre più spesso di sentirmi di troppo anche quando sono tra persone “amiche” e non so darmi una spiegazione.
Ci sono momenti in cui preferisci restare nella tua camera, con i tuoi auricolari ad ascoltare musica ad alto volume, isolandoti da tutto ciò che ti circonda e dalle cose che più ti spaventano, cercando risposte alle tue domande in un semplice social.
Ci siamo abituati a pensare di avere sempre bisogno dell’altro per sentirci completi e questo non lo considero sbagliato anche se la solitudine può diventare il momento adatto per ascoltare le proprie esigenze, per ritrovare sé stessi e riflettere sulle scelte passate e future della nostra vita.
La solitudine, anche se a volte ci fa paura, è una sfida che dobbiamo accettare ma è necessario credere che alla fine troveremo sempre qualcuno pronto a tenderci la mano.
Mia cara Antonella, è stato bello scriverti e sentirti vicina. So che mi sarai accanto in tutti quei momenti in cui avrò bisogno del tuo sostegno e del tuo conforto. Io rimarrò per sempre la tua migliore amica.

Con affetto sincero ti saluto, abbracciandoti fortissimo.

Claudia Maria Cellamare
IC Ronchi, Cellamare



Scuola Secondaria di Secondo Grado

THE CELLAR DOOR

Un uomo in una stanza (forse un camerino di un teatro) è solo e combatte contro i propri pensieri negativi, la solitudine e i propri errori messi in evidenza dal suo riflesso in uno specchio. Riflesso che è simile alla persona che si specchia ma non lo è totalmente e sembra essere più cattivo sia per i tratti del suo viso che per le cose che dice. Viene da un’altra dimensione parallela al nostro mondo ma in cui è presente solo la fine dei pensieri dell’uomo e delle sue cose materiali. Viene dal futuro e cerca di avvisare il destino dell’umanità e la solitudine che ci sarà, non accettata però dal protagonista. Il riflesso è malvagio ed è contento delle cose che accadranno all’uomo e ride per la loro troppa importanza agli oggetti e alle loro emozioni che spariranno. In questo mondo dello specchio ci sono tante figure, ognuna simile ad una persona del mondo, presente nella testa ma che riesce a farsi vedere solo attraverso uno specchio. La realtà della canzone è finta ma molta gente presenta una fobia per gli specchi e anche un esperimento di uno psicologo dimostra che, guardando il proprio riflesso per molto tempo in una stanza da solo e con una luce di bassa intensità alle spalle, si inizierà a vedere il proprio volto sfigurato. Prima di scrivere il pezzo ho provato l’esperimento per conoscere bene il personaggio da descrivere nel testo e posso costatare di aver provato un sentimento di angoscia, solitudine e di paura guardando il mio viso lentamente cambiare in qualcosa non ancora conosciuto. I dialoghi presenti nella base musicale, sono stati presi dal film Donnie Darko.

Strofa 1

Sono, seduto su una sedia
La storia è la stessa
Fingo che la vita, può essere diversa
Senza questo mostro che sempre  mi osserva
Senza questo mostro non conosco l’esistenza
Sei un riflesso
Quindi non guardarmi così
Io romperò quel vetro
Non posso dirti sì
È Abitudine
O solo Inquietudine
Ma mi sento osservato anche da questa solitudine
È inutile
Girarci attorno
Tu non sembri un sogno
Anche se sembri morto
È tutto al proprio posto
Conosco le fiamme del mondo
Sei un falso mostro
Diviso da un tavolo sporco
Tu
Che  cosa cerchi da me
Io sono stanco di te
Dimentico la mia pillola in quella tazza di tè
Ora chiudi la vita, non dirmi di no
Lascia chiusa la porta per la cantina. La Cellar Door

Strofa 2

Sei,
seduto su una sedia
La storia è la stessa
Fingi che la vita può essere diversa
Senza sentire quest’agonia
Dovresti ringraziarmi, sei solo  ti faccio compagnia
Questa stanza è accogliente
è sicura la tua mente
dubiti ancora che io sia un essere vivente
Questa gente è stupefatta
La mente rarefatta
Raramente per scappare voi non la rendete fatta
Falsa,
Matta
Avete tutti addosso una cravatta
Sarete tutti sotto se l’orgoglio schiatta
Sei solo nella stanza
Solitudine che parla
Qualcuno l’accetta qualcuno si ammazza
Le tue paure io riempio
C’è chi sente questo pezzo,
Ma l’uomo non sa quanto fa paura il silenzio
Sono alibi,
Girati
Guardami
Amami
Odiami
Cantami
Trovami
Sparami.
O forse no
Meglio di no:
Perché se avessi una pistola
E punteresti alla mia testa
Il proiettile rimbalza
Prende la tua tempia
Sono immortale
Non mortale
E faccio del male.
Ora fermati un momento…
E posa a terra quel martello…
Perché se pensi che io mi fermo…
Tu non ti liberi da questo inferno.

Strofa 3

Seduti su una sedia
La storia è la stessa
Fingo che la vita può essere diversa
Senza questo mostro che sempre mi osserva
Senza questo mostro vuole sapere l’esistenza.
Per ogni risposta cercate la scienza
Per ogni domanda la vostra testa fa un assenza.
Chi sarà tra noi quello che si specchia?
Chi sarà tra noi nel mondo la vera bestia?
Ed ogni sera
Metti un trucco
Per amici falsi,
Ma non copre il solco
Della vita e dei suoi schiaffi.
L’ insicurezza cosi matta
È in te da molto tempo
E dice figlio calma
da oggi puoi chiamarmi mamma
Io non sono uno specchio
Non è servito quel martello
Lo vedi?..mi senti nel tuo cervello.
Continuate il vostro sho
Ma io dirò di no
Non mi rinchiuderò
Nella Cellar Door

Tristano Martinelli
Liceo Scientifico e Linguistico Tedone – Ruvo (BA)

 


Antonella…dammi la mano 

La solitudine… me la sono fatta amica. 
Mi difende nei giorni tristi e bui. 
È lo scudo contro tutto e tutti. 
Non ti inquieta, non dialoga. 
Non ti spinge a riflettere, progettare… La solitudine è sola…mente te. 

Giorni lunghi e tutti grigi dipingono monocolore 
le pareti della stanza, le pagine dei libri. 
Ed il cuore solitario continua a pulsare, 
ma non sa più perché. 
Trilla il cellulare…non ho voglia di rispondere, 
non ho voglia di parole. 

Preferisco custodire le mie certezze, tenerle al riparo. 
Alzati e vieni da me. 
Faremo un giro su traiettorie che non hai mai percorso. 
Correremo perdifiato nei campi di grano tinti di rosso. 
Saliremo su alberi pieni di fogliame, 
arriveremo al mare e seduti, 
contempleremo l’orizzonte. 

Chiederemo al vento perché cielo e mare si danno la mano, 
mentre un gabbiano volerà scegliendo correnti note… 
quasi ad interrompere l’incanto. 

Si fa sera. Torniamo a casa… ma non ti lascio. 
Dormirò con te nel tuo letto e resterò 
finché non faccia di nuovo giorno, 
finché il sole busserà alla tua porta 
e non andrò via finché tu non avrai aperto. 

Ma chi sei? Non ci siamo nemmeno presentati. 

Sono l’amore per la vita… 
Sono i tuoi sogni spezzati 
ma che hanno ancora la forza di riprendere il volo. 
Ripongo il tuo paletot nell’armadio. 
È bella stagione. Non hai più bisogno di corazza. 

Sai camminare da sola, oltre le durezze della vita, le cattiverie… 
Perché il sole, ieri, mentre eravamo ad osservare il tramonto in riva al mare 
ha ricolorato la tua anima, i tuoi sogni… 
e adesso sei nuovamente parte di te stessa, 
della vita che custodisci. 

Pietro Colabufo 
Liceo Scientifico “E. Fermi” – Bari


Il mio stato d’animo
Rebecca Guitto
IISS LIside – Taranto


“Puoi sentire il mio cuore?”

Atto primo: la scuola

“I’m scared to get close, and I hate being alone”
“Ho paura di avvicinarmi ed odio rimanere solo”

Può essere inferno e paradiso dipende dalle situazioni: in questo caso è un inferno.

Questo periodo di pandemia la ha allontanata da tutti. Ha già i suoi problemi, magari vuole studiare e fare i compiti ma appena inizia, trova qualsiasi modo per distrarsi, anche non volendo. È soprattutto in quei momenti che la solitudine l’assale.

Ci nascondiamo tutti dietro ad una videocamera e ad un microfono; lei, però, dietro a quel computer non dorme o sta alla Play come molti altri ragazzi, lei piange con i singhiozzi che le bloccano il respiro. Tutto questo mentre guarda il volto dei suoi compagni e le fa male vedere che tutti sono ignari di quello che le sta succedendo.

Lei vorrebbe che la vita fosse una riunione Meet: quando vuole; può spegnere tutto e abbassare il volume al minimo oppure potrebbe semplicemente uscire, ma sarebbe troppo facile così. Questa è la metafora della sua vita: ogni tanto vuole essere invisibile oppure abbandonare tutto e tutti, e l’unico modo per farlo sarebbe quello più veloce, ma lei è diversa.

Sì, ha già pensato più volte di fare quel passo in avanti, ma è sempre stata bloccata da qualcosa.

Ha immaginato di essere in una stanza buia, dove tutto è nero e sembra di stare nel vuoto, ma in lontananza si vede una porta con una piccola luce: questa porta è la morte.

Lei pensa che quella sia una via di fuga per trovare la pace, ma, appena sta per varcare la soglia, in lontananza appare un’altra porta: questa porta è la vita.

Presa dalla curiosità, si avvicina e la apre scoprendo un posto meraviglioso che illumina quello che sembrava il vuoto facendole vedere una grigia stanza. Scopre che l’altra porta era un semplice stanzino dipinto con vernice bianca. E all’inizio si convince che è normale, che tutti gli adolescenti hanno pensieri suicidi, che quei tagli sul polso non sono niente, che vomitare dopo aver mangiato non sia grave, si convince che è tutto nella norma, magari ci scherza anche su, ma quando la notte si addormenta tra i singhiozzi, in quel momento si rende davvero conto che in quello che fa non c’è nulla di normale.

Le poche volte in cui ha frequentato in presenza, lei si è sentita male più volte, non poteva più nascondere i suoi attacchi di panico davanti agli altri, quindi è solo potuta esplodere. Questo è un rimpianto che si porta dentro da quel giorno perché lei ha sempre voluto nascondere il suo dolore agli occhi degli altri, ed ora la sensazione che qualcuno la veda come una persona che ha bisogno di aiuto la fa impazzire.

Dopo quegli avvenimenti ha finto che fosse passato tutto per far credere ai compagni di stare benissimo o, per lo meno, che la situazione si fosse leggermente calmata. Ma la verità è che sta andando sempre peggio e lei vorrebbe solo che qualcuno si accorgesse di tutto ma senza farla sentire una persona che ha bisogno di aiuto. Per questa ragione she scared to get close and she hates being alone.

Atto secondo: gli amici

“I long for that feeling to not feel at all”
“Desidero la sensazione di non sentire niente affatto”

Di solito sono quelli che ti stanno accanto nei momenti più brutti, lei per fortuna ha abbastanza amici di quel tipo e con loro vorrebbe sfogarsi e dire tutta la verità, ma per colpa delle delusioni già vissute ha paura che anche loro la abbandonino come hanno fatto gli altri. Per colpa del virus non può né vederli e né abbracciarli: l’unico modo per avere dei contatti con loro è il cellulare quindi, quando sente la loro mancanza, basta chiamarli.

C’è una cosa che però non riesce a capire: perché nei momenti peggiori, quando ha bisogno di conforto, loro non rispondono mai. Crede che si tratti di coincidenze, ma dopo un po’ inizia a credere di esser presa in giro o, peggio, di rappresentare un fastidio per loro quando si comporta così.

Piano piano inizia a credere che qualsiasi cosa faccia sia fastidiosa, quindi evita di sfogarsi ogni volta. Evita anche di ridere, ma tante di quelle volte non ci riesce perché dentro di sé desidera trovare un modo per non pensare e allora, sembra un paradosso, lo fa forzandosi e non la smette più.

I suoi migliori amici conoscono una specie di frase in codice che lei pronuncia quando sta per esplodere: “rido per non piangere” e, poi, giù con le risate, molte delle volte false. Quanti dicono questa cosa con ironia?

Per lei non è così ed ogni volta che dalla sua bocca esce questa frase, nella sua mente esplodono mille emozioni. A causa della confusione decide di cancellarle tutte.

Negli ultimi tempi la paura sta sparendo, ma lei si vergogna comunque: si vergogna di aver mostrato la vera sé. Nonostante tutto she longs for that feeling to not feel at all.

Atto terzo: …e tu?

Puoi sentire il mio cuore?

Bring Me The Horizon – Can You Feel My Heart

Vanessa Iunco
Liceo Artistico Musicale Simone Durano – Brindisi 


Marianna Cacucci
Liceo Cartesio – Triggiano (BA)

passi

è un ritmo preciso quello.
quello del cammino che un uomo compie
per tornare a casa.
è un tempo semplice quaternario.

è un ritmo sincopato:
le luci della strada,
il verde dei semafori,
i respiri della gente,
l’asfalto sconnesso.

è un ritmo vertiginoso:
le esigenze degli automobilisti,
i programmi televisivi dalle case,
i mendicanti ricolmi di vita,
l’orgoglio delle puttane,
l’ipocrisia di giacca e cravatta.

è un ritmo fiacco:
l’odore finto del fioraio,
il muso della luna,
il buon padre di casa,
il vuoto di un appartamento riempito.

è un ritmo lontano:
il buio della mia anima,
la solitudine del corpo,
l’alienazione della mente.

è un ritmo aritmico
quello di un uomo che
sopravvive.

Giulia Lopez
Liceo Classico Flacco – Bari


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